[di Roberto Srelz] Claudio Micali, nato nel 1959. Claudo, nell’ambito di dotART Magazine e delle altre attività giornalistiche e d’immagine, abbiamo iniziato a incontrare di persona i fotografi, e a presentarli.
Mi piace collaborare a queste iniziative, lo trovo molto positivo, certamente.
Da quanti anni sei in questo mondo?
Ascolta, lo faccio da quando avevo dieci anni. Mio papà era appassionato di fotografia – è qualcosa di comune a molti altri che hanno intrapreso la carriera. Una passione anche tecnica. Ho ancora tutta la serie Minolta, dalla 101 alla 303. Nikon FM, FR. Canon. Hasselblad. Rollei. Possiedo un parco di macchine e obiettivi enorme; potrei quasi definirla una collezione.
A sedici anni, avevo iniziato a lavorare da Buffa, in Corso Italia, a Trieste. Ci ho lavorato per diciott’anni; vivevo in un negozio di fotografia, mi arrivavano le macchine fotografiche nuove, usate … ‘vi do’ questa per prendere l’altra’. ‘Ah, bene’. Cinquantamila Lire e la prendevo io, perfetta. E con la passione di mio papà per la fotografia mi sono rimasti tutti gli ingranditori; a dieci anni passavo gran parte del mio tempo libero in camera oscura al suo fianco. È così che ho iniziato.
Poi nel negozio di fotografia avevo la possibilità di lavorare assieme o per altri negozi; diverse cose. La moda. Vicino a noi c’era Beltrame, sempre a Trieste – ho fotografato molte delle commesse che ci hanno lavorato nel corso di quei diciott’anni.
Hai iniziato subito con la moda, quindi?
Si, si. Mi piaceva molto. Eravamo vicini di negozio e proponevo loro di posare, quasi ogni domenica ero al Castello di Miramare con una di loro a far foto. Con il rullino. Figurati, scattavi tre, quattro rullini e voleva dire una bella cifra. Foto, foto, foto. Poi per un periodo ho smesso col negozio, ho iniziato a far altro – ho fatto il rappresentante, per un po’ di tempo. Però non si è interrotta la passione, perché il lavoro di rappresentante mi permetteva di creare contatti, di incontrare persone, in Friuli particolarmente, in altre regioni. Così ho ripreso a far foto, per divertimento.
E come mai sei poi tornato, da protagonista, nel mondo dei fotografi?
Nel 2005, ho avuto l’occasione di partecipare all’evento organizzato da MTV qui a Trieste – e grazie ad alcuni contatti che avevo, ho potuto salire, come punto di osservazione, sul tetto della Prefettura, assieme a un altro fotografo. Eravamo gli unici in quella posizione e ne è venuto fuori un servizio molto buono. Dopo l’ho pubblicato, con l’autorizzazione di MTV, e da loro ho ricevuto un ingaggio; le mie foto erano piaciute, le consideravano interessanti. Mi hanno chiesto se volevo collaborare, e da quella volta sono rimasto in contatto con loro, ed in seguito ho realizzato delle collaborazioni anche con la Red Bull Bike Nights e con il TRL Tour. Per quanto riguarda Trieste; perché ho scelto di non spostarmi, ho preferito restare a casa, sul territorio.
Cosi’ è nato tutto per gioco e poi è diventato un impegno molto bello, molto importante. Non sono mancate le collaborazioni da esempio con Il Tim Tour, 80 Festival, Radio Company. Molto spesso con i giovani, con la musica. Poi con Azalea, i concerti, sempre qui a Trieste, già da quattro o cinque anni. Così cominci magari per scherzo e poi pian piano, se fai bene, diventa una cosa molto entusiasmante. Poi, il campo sportivo. E quel punto mi sono detto, ‘Beh, mi chiamano tantissime volte, un po’ tutti, e allora faccio il fotografo, perché no’.
Hai uno studio tuo, Claudio?
No. Ho iniziato più di una volta collaborazioni, però non si sono concretizzate in uno studio fotografico. Adesso lavoro con gli studi a noleggio. Non è facile; per il tipo di lavoro che faccio io, avrei bisogno di uno studio molto grande, con tanto spazio a disposizione.
Lavori ancora come fotografo sportivo?
Certo. E’ un settore che mi interessa molto. Lo scorso anno, ad esempio, ho avuto l’opportunità di essere il fotografo ufficiale dei World Junior Women’s Water Polo Championships. Un grosso lavoro, veramente impegnativo. Gli Europei di Karate. Pallavolo Italia-Corea. Tante. cose. Calcio provinciale. Seguo la Pallanuoto, quando le squadre giocano in città.

























